mercoledì 9 luglio 2014

DIVENTARE SENSEI

Ci risiamo...
era da un pò che pensavo a questo particolare argomento.. e come sempre, quando sto elaborando questi pensieri, cerco di informarmi meglio per non scrivere castronerie.
Ecco.
Viene da pensare che tutto ciò che c'è da scrivere sia già stato scritto da qualcuno più bravo..
in fondo, nel mare magnum della rete, si può trovare di tutto e di più..
Quindi, quando ho trovato nel blog di Wayne Muromoto Sensei le parole che volevo scrivere io, scritto meglio e da una persona Sicuramente più qualificata, ho pensato fosse mio dovere tradurle perchè fossero fruibili dai non anglofoni e, sopratutto, dai miei allievi ed amici.



DIVENTARE SENSEI
"Becoming Sensei"
di Wayne Muromoto Sensei

tratto da: http://classicbudoka.wordpress.com/2014/01/13/106-becoming-sensei/
con il gentile permesso dell'autore




Gennaio 13, 2014

Ho raggiunto un sorprendente (almeno per me) punto della mia vita in cui sono arrivato alla dubbia posizione di “membro anziano”  nelle Arti marziali e nella cerimonia del te che pratico nel tempo libero, divenendo quello che noi chiamiamo, volgarmente, “una vecchia scorreggia”.
Ben lungi dall’essere una posizione elevata e superiore,essa porta con se il peso di un sacco di responsabilità.
In quanto membro anziano, sono in quel particolare momento di transizione da SEMPAI (allievo anziano) a SENSEI. 

In alcune Arti  insegno già da un po’ ma ho sempre evitato di farmi chiamare Sensei dai membri del Dojo, ora non più. 
Devo diventare un Sensei, non solo per me ma per i miei studenti.

Come mi disse uno dei miei insegnanti “Anche se conosci un solo Kata, allora puoi insegnare quell’unico kata. Non è il numero dei Kata , è la qualità del tuo insegnamento che conta”.


Assumere quel ruolo mi mette nella posizione di istruire, nutrire e proteggere le persone  che ho in carico, dare loro dei gradi, autenticare il loro addestramento, aiutarli a crescere perché divengano la prossima generazione che trasmetterà l’arte.

Non è una responsabilità che avrei voluto, volevo solamente allenarmi a fondo, ma è arrivata insieme alla necessità di avere un proprio dojo, alla propria maniera, con una connessione diretta al proprio caposcuola.

E prima o poi, tutti coloro che si saranno allenati per un certo periodo di tempo si ritroveranno ad insegnare.

Che sia da insegnante certificato o più informalmente da Sempai per i nuovi studenti, Ognuno di noi  insegna agli altri nel momento stesso in cui impara qualcosa per te stesso. È inevitabile in un ambiente sociale.

Anche nella mia vita professionale insegno (arte digitale  e fotografia) e grazie all’aumento dell’interesse in questo campo le classi sono sempre piene, e prima di questo ho insegnato nelle scuole superiori, così ho circa vent’anni di esperienza nell’insegnamento.

Una delle cose che ho appreso è che essere “addestrati” ad insegnare in maniera formale è un grande vantaggio, ma ti prepara solo a metà per affrontare una classe reale, o un dojo. Seguire delle lezioni di Pedagogia mi ha dato una struttura teorica sulla filosofia dell’educazione, i fondami tecnici sul modo di strutturare  una lezione e la psicologia dell’insegnamento e dell’apprendimento, ma come ti comporti sul campo in qualità di Sempai o Sensei è solo questione di come riesci ad utilizzare i tuoi aspetti sociali positivi.

Per scelta non sono un tipo socievole, come mia moglie mi fa notare spesso, posso essere felice e soddisfatto anche solo lavorando in giardino, portando a spasso il cane, leggendo, ed ho vita sociale sufficiente con lei ed un ristretto numero di amici. 
Cosi’ alzarmi in piedi di fronte ad una classe è stato uno sforzo, per un tipo come me, ma ho imparato a uscire fuori, tanto che l’insegnamento è divenuto abbastanza piacevole.

Così, da “tipo all’antica”, ecco il mio consiglio: 
Prima realizzerete che parte della Vostra responsabilità per far parte di una Ryu è trasmetterla alla prossima generazione, meglio sarà. 
Non è responsabilità del solo Sensei. Il sensei ha bisogno del Vostro aiuto.

Se siete un Sempai e continuate a negarlo e rinnegate la responsabilità, obbligate l’insegnante ad accollarsi l’intero peso della trasmissione e voi rimarrete infantili.
Non è in questo modo che devono avvenire  la trasmissione e l’insegnamento. 

Osservate classi di bambini dell’asilo o delle elementari, l’insegnante è l’unico centro di conoscenza che passa le informazioni e controlla la classe, ma c’è ampio spazio per i bambini per insegnare l’un l’altro, si chiama “apprendimento collaborativo”.
Fregarsene e dire “che ne so, non sono il sensei” è falsa umiltà. 
Non sei il sensei, è vero, ma magari ne sai di più del tizio che è arrivato dopo di te, così lo devi aiutare come un fratello più vecchio aiuta il fratellino o la sorellina in un problema di matematica.
Non sei un insegnante, ma puoi essere d’aiuto.

Ciò non significa che tu debba spadroneggiare sui tuoi kohai come un piccolo dittatore, ho visto troppe cinture blu-marrone di Karate o Aikido assumere un aria di superiorità ben oltre il proprio status, non stavano cercando di aiutare, stavano solo affermando il loro piccolo ego perché è tutto lo status che pensando di poter avere nelle loro patetiche vite.


Ricordo di aver indossato la cintura bianca entrando in un nuovo dojo, (anche se ero stato il principale Uke del mio maestro e con  quattro anni di allenamento nell’aikido e dieci di Judo competitivo (oltre ad un po’ di karate)), ed iniziai a praticare con una giovane cintura blu che necessitava fortemente di una doccia ed una sbarbata. 
Mentre cercavo di raffinare il mio Shiho-Nage, egli continuava a colpirmi l’avambraccio per suggerire come fossi aperto ad una controtecnica, anche se io stavo cercando di muovermi lentamente per raffinare la tecnica, lui continuava a colpirmi e a fare risatine.. io praticavo lentamente cercando di comprendere il Kata.. mentre lui tirava  forte  e veloce  cercando di impressionarmi.
Fra me e me pensavo che non avrebbe dovuto praticare in quel modo con una cintura bianca, non andava bene ed avrebbe potuto far del male a qualcuno che fosse un vero principiante.. non stava cercando di aiutarmi, era solo immerso nella gratificazione del proprio ego.

Alla fine, arrivai a pensare che il mio movimento fosse corretto, e ne avevo abbastanza dei suoi continui colpi e sorrisetti, così lo lanciai a piena velocità, facendolo cadere pesantemente a terra. Aveva le dita già pronte per colpirmi di nuovo, ma in quel preciso istante lo sbilanciai e lo feci cadere prima che potesse riprendere l’equilibrio. Lo sguardo strabuzzato di sorpresa e di paura nei suoi occhi fu impagabile.
Si inchinò,  poi evitò accuratamente di praticare con me per il resto della mia permanenza in quel dojo.

D’altro canto, sono stato in alcuni dojo ben oliati in cui i membri anziani erano incredibilmente gentili e senza la minima traccia di autocompiacimento ed estremamente pazienti, mi indicavano i problemi e mi aiutavano a risolverli, insieme alle istruzioni dirette del Sensei i progressi in quei dojo erano sempre rapidi e divertenti.


Così ognuno insegna, anche gli studenti, in un dojo o una classe che  funziona, ma c’è una bella differenza fra insegnare ed alimentare il proprio ego. 

Ma COME insegnare? Ecco, qui casca l’asino. Ci sono tanti modi di isnegnare quante le personalità, dato il format basilare della scuola o il contenuto che ci si aspetta da una classe, come  presentare il materiale è un affare della personalità e all’esperienza  dell’insegnante, e di quanto Questi si affidi  all’esempio del Proprio insegnante.
Recentemente una domanda è stata sollevata in un gruppo di discussione sui Koryu, e su come differenti Dojo insegnino la stessa Koryu in modi differenti, come se ci fossero solo un paio di modi “giusti” per insegnarla… bazzico l’ambiente da abbastanza tempo ed ho girato abbastanza Dojo da poter affermare che ci sono molti, molti, molti modi .. e che la maggior partedi essi possono essere considerati “tradizionali”

Se lasciamo da parte gli insegnanti che sono pessimi e basta (ed ognuno di Voi lo sa se ha un pessimo insegnante, esattamente come uno studente del college che SA se un insegnante non sa quel che sta dicendo), ci sono molti modi in cui un sensei può strutturare l’insegnamento in una classe.
Perché dipende dal tipo di studenti, dal numero di studenti, e dalla loro capacità tecnica pregressa.

In un piccolo gruppo non serve strutturare molto l’allenamento, puoi lavorare su una base più personale, sulle forze e debolezze del singolo ed andare alla velocità giusta per ogni singolo studente, mentre in gruppi molto grandi devi seguire il Gruppo nella sua totalità, o l’apprendimento sarebbe caotico. La perfezione (come sempre ndt) è nei gruppi di media misura.

In termini di stili di insegnamento diversi, ho avuto un insegnante di Iai che semplicemente ti guardava e diceva “questo è sbagliato, rifallo e continua finchè non ti viene giusto”e poi se ne andava. Erano praticamente tutte le istruzioni che ti dava, lasciando i sempai ad insegnarti cosa esattamente tu stessi sbagliando. Era scontroso e parlava molto poco, ma era riconosciuto come un grande perfezionista fra gli insegnanti che conoscevo, e il mio Iai migliorò notevolmente sotto la sua guida ed ai suoi Sempai molto capaci.


Avevo invece un altro insegnante che era esattamente l’opposto, mentre facevamo un nuovo kata mi mostrava la tecnica molte volte, correggendomi e spiegandomi ogni singolo particolare esoterico collegato, poi aspettava a guardarmi mentre praticavo e diceva “bè, così va più o meno bene, ma meglio che fai così e cosà” e poi andava a guardare un altro allievo.

i due insegnanti la pensavano in maniera totalmente opposta, ma insieme hanno migliorato incredibilmente il mio iai, perché non c’è un modo giusto ed uno sbagliato in questi tipi di approccio all’insegnamento, sembra funzionassero perfettamente specialmente in tandem.

Comunque, per la maggior parte, Gli insegnanti di Koryu e Shinbudo con cui sono rimasto erano molto simili, erano esempi tecnici superlativi, potevano dimostrare, discutere e smontare un kata, potevano mostrare con l’esempio E spiegare verbalmente, potevano anche osservare e correggere i miei movimenti per farmi fare le tecniche nel modo giusto.
Ma i modi in cui strutturavano la lezione, gli esercizi,  l’insegnamento dei kata, bè, erano totalmente differenti l’uno dall’altro.

Comunque, la cosa più difficile dell insegnare è essere un buon esempio per i propri allievi. Ed è per questo che i miei insegnanti di Koryu, quando ho comunicato loro loro che sarei ritornato alle Hawaii, mi hanno incoraggiato ad insegnare. 

Sia il mio insegnante di Jujutsu che quello di Iai  mi hanno detto “Non puoi migliorare da solo, hai bisogno di avere delle persone intorno a te. E se insegni, anche se pensi di non avere molto da insegnare, sarai costretto a pensare ai Kata più profondamente per riuscire a padroneggiare il Waza, così insegnando stai approfondendo il tuo apprendimento”

Sto riflettendo proprio su questo aspetto perché ho appena finito le celebrazioni per il nuovo anno con il mio gruppo di cerimonia del Te. Abbiamo tenuto un grande ChaKai (riunione del te’) e, come al solito, nessuno voleva essere il “primo ospite” all’evento, perché è considerata una posizione di grande rilievo ed onore. Questo onore  viene normalmente dato all’ospite con il grado più elevato ed egli si assume la responsabilità di rappresentare tutti gli altri ospiti sul tatami della sala da Te’. Così, come al solito,  abbiamo passato qualche minuto cercando di sederci in posti che non fossero quell’unica posizione d’onore.
 
Alla fine uno dei sensei della cerimonia è uscito dalla sala di preparazione e mi ha apostrofato con un “Wayne, TU siediti qui!” perché aveva bisogno che il Chakai iniziasse, tutto quel “enryo” (tirarsi indietro per umiltà) stava portando via troppo tempo.
Ero, in effetti, “l’ufficiale responsabile delle operazioni” del gruppo, e quella posizione aveva un certo prestigio ed un certo peso, ma ho anche realizzato che un maggior numero di noi praticanti di mezz’età dovrà salire su quel podio
Dopo di me si è seduta una pensionata di 80 anni, le altre signore dopo di lei erano fra i 70 e gli 80, c’era qualche giovane e qualcuno di mezza età.. ma non abbastanza. Se noi “stagionati ma relativamente giovani”  continuiamo a voler restare indietro, rischiamo di creare un vuoto fra la nostra generazione ed i nostri insegnanti. I nostri sensei nel Chanoyu (e nelle Koryu) stanno invecchiando di fronte a noi. Hanno bisogno di aiuto. Hanno bisogno di gente più giovane che prenda quel posto, non solo come “primo ospite” ma anche come insegnanti e guide.


Così, quelli della mia generazione e di quella più giovane, dai più giovani ai più anziani, vediamo i nostri sensei arrivare agli anni del crepuscolo. Veniamo incoraggiati (magari non sempre) ad insegnare di più, a far funzionare di più le cose. Magari alcuni sensei hanno ancora paura di lasciare la briglia, sono come genitori che non riescono a lasciar andare i propri figli al College. E’ nostra responsabilità aiutarli almeno in ciò che possiamo, perché prima o poi (non parliamo di decadi.. ma di anni! O, Dio ce ne scampi, di mesi!) essi non ci saranno più, e noi stessi ci stiamo dirigendo verso l’autunno delle nostre vite.

Quando guardo allo scopo più ampio delle decadi di allenamento in una koryu, vedo che siamo soltanto anelli di una lunga catena, e se è vero che dobbiamo assumerci alcune delle responsabilità, è pur vero che dobbiamo spingere alcune di queste responsabilità lungo la catena, alle persone più giovani. Insegnare loro non solo come apprendere, ma anche come insegnare, perché nemmeno noi stiamo diventando più giovani.

Un buon insegnante, pertanto, a metà della propria carriera, non deve solo insegnare ai propri studenti come essere buoni studenti, deve insegnare anche come diventare i propri stessi insegnanti, le proprie fontane di conoscenza.

Lasciare che uno studente rimanga un allievo per sempre, trattenerlo indietro, vuol dire infantilizzarlo, renderlo un bambino. Dimostra solamente l’insicurezza dell’insegnante.  Ed un allievo il cui unico desiderio è di essere imboccato, anche dopo anni di allenamento, ha bisogno di crescere un po’, inciampare da solo, rialzarsi e riprovare come abbiamo fatto noi, e come hanno fatto i nostri sensei prima di noi.


venerdì 11 aprile 2014

COSI' BRAVO DA SEMBRARE MAGIA


AVVISO AI NAVIGANTI:
quello chescrivo non è un opinione definita... è più che altro un brainstorming di quello che sto cercando di metabolizzare
quindi è per sua natura errato ed incompleto..
il condividerlo qui è per cercare di dare completezza a questo pensiero che non riesco a definire...
prendetelo come una richiesta di aiuto.
Tornare in alto




Keiko Wakabayashi Sensei, Yasumoto Akiyoshi Sensei, Kuroda Tezuzan Sensei, O-Sensei Ueshiba.. sono solo alcuni nomi di Maestri di Budo che ispirano un senso di rispetto in chi li conosce o li ha conosciuti..
Maestri che hanno raggiunto il più alto livello di conoscenza nella loro pratica e che spesso sono descritti come  "talmente di alto livello che nessuno dei loro allievi riesce ad avvicinarvisi anche lontanamente".

Ed è proprio questa la sensazione..
Che essi abbiano raggiunto una capacità così raffinata ed efficente da risultare incredibili (nel senso letterale del termine), che siano così enormemente bravi che nessuno abbia ancora mai raggiunto quella capacità, o vi si sia avvicinato.



In alcuni casi la loro capacità si avvicina alla magia.. perchè è quasi impossibile comprendere come possano fare certe cose, dove sia il "trucco"... In fondo per il nostro metodo scientifico, un risultato deve essere riproducibile (e non solo da chi lo ha prodotto la prima volta) per poterlo definire reale... 

Prendiamo ad esempio il primo Maestro citato:
Keiko Wakabayashi Sensei.. Una anziana signora di oltre ottanta primavere  alta 1,54 , estremamente gentile, sempre sorridente, eppure con una tecnica inarrivabile.
Si presenta sul tatami con umiltà ed un sorriso caldo , mostra e dimostra tecniche impossibili per tutti fuorchè per lei..



poi passa il resto dello stage a spiegare, far provare, dimostrare queste tecniche con una pazienza infinita.
Eppure, nonostante lei ci metta tutta la sua buona volontà, si esce dal tatami con la sensazione precisa di aver visto la magia all'opera.. e che sia impossibile riprodurla come a Lei, con quella semplicità che sembra dimostrare.

Non per tutti è così... ho visto e conosciuto molti Maestri che rispetto ed ammiro, ma di quasi tutti posso dire "wow.. se mi applico magari un giorno posso essere come lui"..Non che non siano bravi.. tutt'altro.. sono Maestri eccezionali.. ma tutti sono su un piano "umano"

Ma per i Maestri di prima è diverso...
Essi sono proprio su un piano completamente differente...


Perchè questa differenza? Perchè questo Gap che sembra così invalicabile?
 

Predisposizione

Bè.. innanzitutto bisogna dire che esistono persone che sembrano nate per fare quello che fanno.. si distinguono dalla massa e spiccano per la loro capacità, ed il loro rendere semplice cose che per altri sono impossibili, lo vediamo in ogni campo delle attività umane, dalla matematica all' "agganciare le ragazze", dall'Arte alla Scienza.

ci sono persone semplicemente  più dotate.

In questo caso è evidente che il Fato è riuscito a dare la possibilità a persone particolarmente dotate di trovare la Loro Strada.. il loro modo di esprimersi al meglio.


ma, non può essere spiegazione unica e soddisfacente, altrimenti sarebbe inutile studiare da loro.. quelle capacità sarebbero loro e loro soltanto, ed irripetibili se non si hanno le stesse facoltà e predisposizioni.
Ma non sembra essere il caso...oppure questi Maestri non si impegnerebbero tanto per insegnare qualcosa che non può essere insegnato


Anni di Pratica
 

L'età aiuta..
avere cinquant'anni di pratica sul tatami porta sicuramente a raffinare la propria tecnica... Le arti tradizionali Giapponesi sono arti esperenziali, si apprendono continuando a praticarle con dedizione... Ed a differenza di altri sport occidentali più popolari, quando il fisico continua a calare, la tecnica PUO' fare la differenza.. anzi! La tecnica e l'esperienza diventano dopo un pò una discriminante estremamente importante nel Budo..
(non ho ancora visto calciatori di ottant'anni riuscire a scartare e battere dei venti/trentenni) .


Ma anche questo non può essere una spiegazione.. o non si spiegherebbero maestri che praticano da altrettanto e che sul tatami non hanno capacità (e ce ne sono tanti...).. ed in ogni caso, io che pratico da 25 anni dovrei avere almeno la metà delle loro capacità.. il che non è assolutamente ..

Quindi anche gli anni di pratica non possono essere spiegazione sufficente.

Carattere e Derterminazione

Continuare a praticare per moltissimi anni un'arte dimostra un carattere fuori dal comune... Una cosa che si nota in questi grandi Maestri è di essere instancabili, di non annoiarsi mai di stare sul tatami, di essere sempre pronti a far rivedere o riprovare una tecnica.
Essi stessi hanno continuato a studiare senza fermarsi, a praticare, non si sono mai detti "ok, ora ho raggiunto la cima".. semplicemente hanno continuato e continuano tutt'ora a provare e riprovare.
Stranamente (si... è ironia) essi hanno perseguito pedissequamente una sola Arte, o un numero molto limitato di esse.. hanno conosciuto altre scuole, altre Vie, altri Maestri.. Magari hanno fatto un tratto di cammino su altri sentieri.. ma il loro percorso li ha portati a diventare esperti (*) in un pugno al massimo di Arti.

(*) ESPERTO: Che ha cognizione di checchessia per esperienza avutane o fatta, ed altresì che ha provato o sperimentato.   Pratico, Perito, ma si usa anche semplicemente per Consapevole.

(Piccola Chiosa: Naturalmente c'è da fare un piccolo/grande chiarimento: Essi sono diventati Esperti perchè hanno studiato e provato per tutta la loro vita, ma non hanno Studiato e provato per tutta la vita per diventare esperti.
E' stato lo scopo/non scopo con cui hanno praticato che li ha forgiati e li ha portati ad essere ciò che sono..)


 
Ma quindi?

Nessuna di queste ragioni, da sola, spiega le loro capacità... ma tutte insieme ci danno un immagine viva e precisa di cosa li ha portati lì..

Una pratica continua, fatta con spirito di abnegazione e senza porsi limiti od obbiettivi, effettuata ininterrottamente per anni ed anni, sempre sulle stesse tecniche, sempre sugli stessi principi, senza mai stufarsi di trovare un nuovo modo o un nuovo particolare su cui impuntarsi.

Li ha portati li la loro capacità di concentrarsi su un obbiettivo che non è "la cintura" o "il grado" o "imparare un altro kata", ma l'apprendimento puro e semplice di un Arte, e la capacità di provare meraviglia e piacere nel trovare un nuovo, piccolo particolare che non avevano compreso prima.

Per poterci arrivare hanno dovuto affrontare giorni di delusione e giorni di Illusione, giorni in cui il tatami dava la nausea e giorni in cui dava la felicità. Hanno dovuto affrontare difficoltà personali, lavorative, fisiche, psicologiche. 

Ma alla fine sono arrivati li.
la parola chiave è quel "ALLA FINE"




Cioè la loro capacità quasi "magica" è semplicemente il punto di arrivo di una vita di applicazione ed esperienza, di una pratica continua fatta nel modo corretto  e con lo spirito giusto.

L'unico modo che abbiamo per imparare da loro è di impegnarci ogni giorno come hanno fatto loro, fare il nostro cammino al meglio delle nostre possibilità, ascoltare i loro insegnamenti e fare tesoro delle loro esperienze, ma impegnarci a praticare NOI, a farci l'esperienza NOI, a studiare NOI.

Certe cose si possono imparare... ma è quasi impossibile insegnarle.

E' come se io fossi in mezzo al mare e vedessi un uomo su un isola...potrei chiedergli mille volte come ha fatto ad arrivare li, di insegnarmi come nuotare fino a li.. ma solo IO posso muovere le mie braccia  e le mie gambe per arrivarci.




UFH
come al solito, trovo difficile mettere nero su bianco i miei pensieri ed il mio sentire...e questo post sembra un profluvio di parole con poco senso...
Lo migliorerò col tempo...
aspettatevi degli aggiornamenti.. Man mano che definisco dentro di me la cosa con più chiarezza....



martedì 11 marzo 2014

IL PROBLEMA DEI KORYU

E' molto che non  scrivo...
un pò perchè per scrivere qualcosa ho bisogno di un Satori, un pò perchè ultimamente ho avuto poco tempo.
Ma questa volta ho deciso che tutto ciò che avrei voluto scrivere io, che stavo pensando, che stavo elucubrando, era già stato scritto da qualcun'altro.
Gironzolando in un gruppo Facebook che consiglio a tutti gli appassionati di Koryu, sono incappato nel blog di questo incredibile praticante e Maestro..
il Post che mi ha agganciato è stato quello che ho deciso di tradurre e ripubblicare qui.. perchè è assolutamente pieno di spunti e di considerazioni che anch'io, con la mia poca esperienza, ho visto e rivisto in Dojo.


Chi ha dimestichezza con l'Albionica lingua è meglio che segua il blog direttamente, troverà un tesoro incredibile di idee, pensieri, opinioni. 
Mi scuso se magari il testo non è del tutto comprensibile.. ma il mio è stato un lavoro di traduzione nato dall'amore per quello che ho trovato scritto, e penso che ognuno dovrebbe farne tesoro.

NOTA: ho usato il termine KORYU al maschile perchè Wayne si riferisce al "sistema Koryu" ed ho preferito mantenerlo così. Come è noto in giappone non esiste maschile o femminile, quindi mi vogliano perdonare coloro che le chiamano "le Koryu". :-)





48. Oh si.. il Problema dei Koryu

06 Febbraio 2012

 WAYNE MUROMOTO
traduzione da: http://classicbudoka.wordpress.com/ 
(tradotto con il permesso dell'autore)



[NDT Wayne fa riferimento ad un altro post, in cui parlava di Aikido]

Se i Budo più popolari come Aikido e Karate possono avere un gran numero di Cattivi Esempi semplicemente perché ci sono molte persone che li praticano (migliaia, o decine di migliaia) (e quindi è più facile trovare delle mele marce), i veri praticanti di Koryu negli Stati Uniti sono sull’ordine delle decine, con gruppi che, se sono fortunati, arriva ad una ventina di membri massimo.

Iniziamo

Se vi sentite personalmente insultati dalla mia opinione sull’aikido, dovreste sapere che alla fine ho compilato una lista delle cose sbagliate che vedo nei Koryu. L’aikido in realtà è piuttosto buono,  ho solo delle perplessità sull’espressione delle tecniche. (vabbè… c’è anche il problema che ho visto e sentito sui conflitti fra organizzazioni e personalità, ma è una cosa che viene da sé con gli idolatrati Leaders di grandi organizzazioni)

FALSI



A causa della natura esotica dei Koryu, e per il fatto che ci siano così pochi istruttori, così poche organizzazioni che le riuniscono e così poca informazione in Inglese, i Koryu in Occidente sono appestati da insegnanti fasulli, e molti di questi sono imbonitori molto bravi a truffare la gente, (e molto più bravi degli insegnanti legittimi ad attirare allievi ed i loro soldi).

Alcuni falsi insegnanti sono così pazienti da avere truffe che vanno avanti da decenni, altri relativamente novizi, sono in giro solo da un paio di anni, da quando la mini-moda delle Koryu è iniziata nei Forum di discussione. Qualcuno di questi imbroglioni lo fa per denaro, altri per il proprio Ego, altri sono mentitori psicopatici, ed altri sono una combinazione di quanto sopra.

Per chiunque con un addestramento medio in una Koryu legittima ed un minimo di conoscenza della Cultura e della Lingua giapponese, questi imbroglioni sono facili da smascherare. Purtroppo però non c’è nessuna politica ufficiale, o agenzia di certificazione a cui un novizio (che non ha la minima idea di cosa debba essere un vero Koryu) possa affidarsi per comprendere se l’insegnante a cui si sta rivolgendo sia veramente ciò che dice di essere.
Non che io propenda per la creazione di una tale agenzia, ma sicuramente il problema è qui.
Gli imbroglioni danno ai Koryu una pessima fama.

Le poche volte che mi sono alzato per smascherare dei falsi in luoghi come e-budo (ndt un famoso forum di discussione), ho ricevuto una serie di reazioni diverse, alcuno mi hanno ringraziato per i commenti, altri hanno usato l’atteggiamento del “Non essere snob, si stanno divertendo che male vuoi che facciano?”, altri ancora “bè, potranno essere falsi, ma sembrano proprio bravi, quindi mi alleno con loro lo stesso”, fino a “Il mio Insegnante E’ il Vero ed Unico studente di Otto Maiassu Sensei, che ha studiato ai piedi del Monte Fuji al Campo del Clan Yakuza Hello Kitty e sebbene questi Gangsters odino gli stranieri, la figlia di Maiassu Sensei si è innamorata del Mio maestro, e gli ha insegnato i Sette Colpi Mortali Ninjieschi della Kimchi-Ryu!! Mi ha anche donato l’intera  storia scritta a mano su Carta da pacchi come prova!!!”

 Seriamente: Un amico che è responsabile per un organizzazione mi ha mostrato copie di alcune richieste di affiliazione che ha ricevuto, e devo dire che ci sono prove evidenti di gravi illusioni psicotiche.

Comunque, le reazioni alle mie osservazioni mi hanno fatto desistere, se c’è così tanta gente che VUOLE essere imbrogliata, perché mai dovrei offrire la mia onesta opinione? Non vale la pena continuare  lunghissime ed estenuanti discussioni con questi personaggi. Perle ai porci eccetera eccetera. Se preferiscono perdere  tempo e denaro studiando delle falsità, lasciamoli fare. Eccetto per il fatto che per molti QUESTO è Koryu, e Questo è un danno vero all'immagine dei Ryu reali.

La soluzione?
Non ne ho nessuna.. anche se lo vorrei.

Se non proprio Falsi, quantomeno Terribili praticanti


La natura apparentemente esoterica dei Koryu ha creato un’opportunità di business non solo per gli imbroglioni, ma anche per istruttori mediocri che dichiarano alti gradi negli Stati uniti.
Youtube è una invenzione fantastica , permette di vedere video che solo qualche anno fa sarebbe stato impossibile scovare, di Istruttori e Maestri di praticamente ogni arte marziale. E’ anche un tesoro di “Maestri” veramente, veramente pessimi che espongono la loro orribile tecnica. Si è arrivati al punto che, se cerco per esempio la parola Iaijutsu, troverò quattro o cinque video pessimi per ogni uno buono.

Posso tranquillamente ignorare i palesemente falsi, ma quelli che hanno una qualche aria di legittimità (come un grado comprovabile, una connessione ad una organizzazione legittima) è più difficile categorizzarle nel settore “arti marziali Farlocche”, e questo mi intristisce ancora di più.

In molti casi, qualche istruttore di Judo, Karate o Aikido vede un opportunità di business, e di incerementare le proprie entrate.. va in Giappone (NDT Nel migliore dei casi!!!) , lascia un bell’OREI   (offerta in denaro) ad un legittimo ma corrompibile Caposcuola e BINGO!, quando ritorna abbiamo un Settimo Dan istantaneo in qualche Koryu di iai, Jo o Jujutsu.

Per esponenti di alto rango dello stesso Koryu questi inetti neomaestri sono facili da riconoscere, bastano pochi secondi di osservazione e la loro esecuzione di basso livello diviene subito evidente. 

Eppure qusti insegnanti di basso livello, essendo molto bravi ad attirare allievi disposti a pagare la loro quota, tendono ad avere molti più studenti sotto la loro ala protettiva della maggior parte degli altri insegnati “legittimi” che insegnano la loro arte senza remunerazione o quasi.

Sfortunatamente, quando la gente critica tecniche che “non funzionano per strada” o “tecniche fasulle” oppure “Kata ridicoli ed infiorettati”, la maggior parte delle volte sta guardando ad insegnanti fasulli o inesperti.

Inoltre, il problema con i Koryu,  è che coloro che stanno cercando di fare le cose nel modo corretto, non hanno idea di come risolvere questa situazione , alcuni come Dave Lowry e Diane e Meik Skoss, redattori dell’editore “Koryu Books” cercano di Educare i praticanti, ma a meno che la comunità  stessa non decida di elevare le proprie aspettative di legittimità e di capacità tecnica, la gente continuerà ad accorrere a frotte da quel tipo di insegnanti.


 Testardi e resistenti al cambiamento

Sebbene abbia notato questo problema nei Koryu, sospetto che esista anche nelle altre arti marziali, ma essi in particolare, essendo tradizioni che insegnano tramite “kata geiko” hanno il problema che molti studenti si trincerano dietro l’idea che esista UNO ed UNO SOLO modo di eseguire un Kata e non riescono a vedere oltre i particolari,  per comprendere il vasto orizzonte delle varie interpretazioni possibili e che ogni interpretazione non è magari SBAGLIATA, ma semplicemente un altro modo di eseguirlo.

Si potrebbe pensare che questo sia solo un piccolo intoppo sulla via dell’apprendimento di un Koryu, ma ho visto gente così intestardita da lasciare il proprio gruppo e continuare da sola, ed affondare sempre di più nell’inettitudine perché non hanno direzione, scopo, Insegnante e vengono lasciati a se stessi a compiere gli stessi errori in continuazione.

Un mio amico, avuta la possibilità di visitare il Giappone per lavoro, ha avuto l’idea di visitare i diversi Dojo mentre viaggiava di città in città, ma un allievo più anziano glielo ha fortemente sconsigliato “Oh No! Non puoi farlo! Hai bisogno di un invito formale, non ti lasceranno MAI praticare con loro, visto che sei uno studente di così basso livello”.

Questo allievo anziano, inoltre, affermava che il loro gruppo stava deviando troppo dalla propria strada, perché stava cambiando il loro modo di esprimere i Kata a causa di un nuovo insegnante tecnico con cui avevano deciso di praticare “NON e’ questo il modo in cui D. sensei ce lo ha spiegato!!” come se D. Sensei fosse l’Alfa e l’Omega di questo Koryu.

Bè per sua fortuna  il mio amico ha ignorato i consigli, ha contattato diversi Dojo, ed essi sono stati  felici di poter lavorare con un nuovo studente volonteroso arrivato dalle Hawaii, e lui ha imparato che esistono molti modi diversi di praticare la stessa koryu.

 Ha così scoperto che il dojo in cui pratica  questo Koryu si adatta al modo di praticare di Tokyo, e che quando ha potuto praticare in un dojo del Giappone Ovest, tutto era un po’ diverso.
Il loro stile era : “molto più rude e duro.. ma lo stesso sistema. Il sensei al dojo rideva e mi diceva <<Hei, lo stai facendo al modo di Tokyo, non è sbagliato, solo che è così che lo facciamo nel Kyushu>>  e mi sono molto divertito ad imparare le variazioni di tutti i kata”

Così, quello che il mio amico ha imparato, è di essere sempre pronto a svuotare la propria coppa per imparare da zero. Qualche volta i praticanti di Koryu sono così bloccati sul loro sentiero che ogni variazione o sfumatura, ogni cambiamento nel kata li fa impazzire.
 I Koryu, per loro, non cambiano mai, tuttavia in Giappone ho scoperto che i Koryu più vivi e vibranti ripensano le proprie tradizioni costantemente, raffinando metodi vecchi di secoli, pulendo e affinando le metodologie per renderle migliori.

Non è come se introducessero la difesa da pistola in luogo di quella da wakizashi, ma più che altro tipo “la tecnica funziona lo stesso se utilizzata da una donna molto piccola contro una persona alta utilizzando un wakizashi? Donne ed Occidentali molto alti non furono presi in considerazione al momento della fondazione del Ryu, in quanto i kata furono studiati per Uomini Giapponesi di peso ed altezza uniformi di un periodo medievale Come adatto i movimento dei piedi perché sia valido anche al giorno d’oggi? Questo tipo di taglio ha senso contro un avversario che ha le braccia più lunghe delle mie? O dobbiamo cambiare la distanza per poter raggiungere questa persona più bassa e magra? Se puo' essere adattata,  la logica del kata rimane Vera. Non importano i cambiamenti di distanza, tempi, angoli o i sottili cambiamenti di presa e azione”


Un Analogia interessante mi è stata suggerita da Meik Skoss, di Koryu Books : Se una Koryu è un fiume (NDT Ryu significa perlappunto Fiume, corrente) che scorre dal fondatore, allora per poter rimanere vitale deve SCORRERE, adattarsi. Il Fiume deve scorrere nel tempo, se si fermasse diverrebbe una palude, una pozzanghera sporca. I Koryu non cambiano mai eppure cambiano, l’acqua che passa in un fiume in un punto, non è mai la stessa, eppure è sempre lo stesso fiume.


DILETTANTI

Al contrario di quanto si possa pensare, in genere non è difficile entrare in un Koryu. Per esperienza personale i gruppi che praticano Koryu sono così piccoli che sono felici di accogliere un nuovo membro che sia Vivo, con la fedina penale a posto, che non abusi di sostanze illegali o alcool, che abbia memoria sufficiente a ricordare come trovare il Dojo la prossima volta e che riesca a fare tre passi senza inciampare nei propri piedi. E quest’ultimo requisito non ferma certo i gruppi dall’accettarli lo stesso.

Quindi il livello richiesto è veramente minimo, ma mi chiedo se certa gente comprenda il livello di impegno richiesto per poter studiare in un Koryu. La maggior parte degli  insegnanti di Koryu hanno un lavoro, una vita piuttosto impegnata, una famiglia da curare, una vita sociale e delle responsabilità, sono persone normali ed impegnate.

Ma quando entrano nel Dojo, si aspettano che gli studenti si impegnino nell’allenamento e rendano la scuola orgogliosa di loro.
Praticare un Koryu in genere non è una carriera.
Le responsabilità di un insegnante sono, in ordine di importanza: verso la propria famiglia, il proprio lavoro e poi SE il tempo lo permette, verso la scuola. Se le prime due non funzionano, il tuo allenamento non vale nulla.

Percio’, quando ci si allena, devi allenarti. Non girare per il tatami a giocare alle arti marziali. Sfortunatamente il grande pericolo di ogni sistema di allenamento tramite Kata Geiko è che è fin troppo facile praticare in modo automatico, senza dare la massima attenzione a ciò che si sta facendo. 
Il che non è solo indolente e dannoso per l’atmosfera generale, può anche essere pericoloso perché una prestazione pigra ed indolente porta a compiere più errori.

Durante alcune chiaccherate con membri di altre Ryu, la discussione è finita su qualche studente che, letteralmente, non riesce a fare tre passi senza inciampare e che aveva devi seri problemi con il proprio corpo e con l’apprendimento cinetico. Fare un kata con loro può essere frustrante, ma abbiamo concordato che finchè questi allievi continuano a venire alle lezioni, ne verrà sicuramente fuori qualcosa di buono.

I progressi di questi studenti non possono essere misurati confrontandoli con altri studenti  più dotati, devono essere giudicati per lo sforzo che mettono in ciò che fanno, per quanto essi si applichino nel superare giorno per giorno i propri limiti.

E proprio perché i sistemi di allenamento tramite Kata Geiko permettono loro di continuare a progredire alla propria velocità senza essere pestati regolarmente da allievi più dotati e competitivi, possono trovare un proprio posto, una loro nicchia. In altre attività, essi sarebbero i primi ad essere eliminati, quelli che non vengono mai scelti nelle partite di pallamano, quelli considerati “perdenti” in ogni ambiente competitivo.
Ma in un Koryu, ognuno di loro ha il proprio posto.

Sebbene siano a volte frustranti per gli altri allievi, questi allievi con difficoltà personali, sono spesso gli studenti più diligenti, vengono ad ogni allenamento, ci mettono tutti se stessi a dispetto dei loro problemi, sono entusiasti e grati di essere parte di un gruppo, magari per la prima volta.


Quelli che veramente sono seccanti, ed anche per gli altri insegnanti con cui ho parlato, sono quelli che semplicemente entrano per fare una qualche cosa "figa" e non sappiano/vogliano/possano impegnarsi in alcun modo.
 Non vogliono allenarsi duramente, cercare di capire la logica di un movimento, migliorare ad ogni allenamento e apprezzare interamente l’esperienza. E’ come se, una volta che sono entrati nel gruppo, o una volta che hanno raggiunto un  certo livello, il loro cervello entrasse in  “pilota automatico”. Essere mediocri è abbastanza buono per loro, e non gli interessa null’altro.

In ogni caso, sebbene questo atteggiamento sia evidente all’interno dei Koryu, non ne è esclusivo, l’ho visto succedere in molte altre attività, studenti di Cerimonia del Te’,   che, una volta raggiunto un certo livello, smettono di migliorare. E’ come se, per loro, Migliorare fosse solo la memorizzazione di Temae (miscele di te) più avanzate, eppure il MODO in cui si muovono, la morbidezza dei gesti, la bellezza della postura non migliorano.. essi praticano male come dieci anni fa, senza nessun miglioramento. 

Un mio amico mi raccontava di aver partecipato ad un seminario di Karate in cui i comportamenti di alcune persone lo avevano profondamente colpito.
Prima dell’allenamento c’era una lettura sulla storia ed i fondamenti del karate, che andò benissimo, poi la gente iniziò a prepararsi per l’allenamento vero e proprio, ma quando inizio’ egli notò un gruppo di cinture nere uscire dal dojo per prendere una boccata d’aria.
“non vi allenate”? gli chiese

“Oh no! Siamo CINTURE NERE, non abbiamo bisogno di allenarci!”

COSA? Il mio amico ha letteralmente spalancato la mascella per lo stupore, non c’è bisogno di migliorare?

Un Prete mio amico, che ha aiutato molte persone in problemi spirituali, ha notato che questo atteggiamento non è relegato ai passatempi, questa Pigrizia è proprio una Visione del mondo.

Certe persone sono semplicemente Pigre, punto, e faranno solo il minimo necessario, nella scuola, nella vita, nel Budo, è proprio il loro modo di essere.

Egli diceva che negli incontri con le coppie in crisi la maggior parte del lavoro è spiegare che il matrimonio è un lavoro duro, non puoi semplicemente dire “ok, ora siamo sposati” e tornare a bere birra e guardare la tv tutto il giorno. Un matrimonio richiede nutrimento ed attenzione, tempo e sforzi.

Andare a scuola non è semplicemente presentarsi a lezione. È impegnare se stessi, studiare, leggere, prendere iniziative ed andare in biblioteca a fare le proprie ricerche.

Il peggior modo per perdere peso è buttare giù una pillola dietetica e non cambiare le proprie abitudini alimentari e fisiche, è una questione di Obbiettivi, attenzione e duro lavoro.

Ma, il mio amico Prete diceva, è così che è fatta la gente, la cosa più difficile, quasi impossibile, è cambiare il loro  atteggiamento perché nel matrimonio, ad esempio, il problema non è MAI il matrimonio, ma l’approccio alla vita, che si riflette nel matrimonio.

Si potrebbe pensare che questa pigrizia, questo dilettantismo non siano presenti in un dojo di Koryu, ma il Dojo è semplicemente un microcosmo della società in cui si vive, con un campione di tutti i tipi di persone che ci sono là fuori così, sfortunatamente, senza lo spirito competitivo a fare selezione, semplicemente molti praticanti sono pigri. E sono loro, non quelli entusiasti ma meno dotati, a fare del male al dojo ed al livello generale di allenamento.


Alla fine, i Koryu sono perfetti?
No..di gran lunga no, hanno molti problemi come quasi tutti gli altri sistemi di arti marziali, e nasconderli sotto il tappeto non li risolverà di certo.
   





sabato 24 agosto 2013

C'e KATA e KATA

c'è,kata e kata, e kata, e kata. Il livello che a me piace di più è il combattimento.
Sicuri di avere interiorizzato la tecnica, nella enorme libertà che il kata codificato purtuttavia permette, si combatte con l'avversario.
Da fuori uno spettatore ignaro o disattento vede un kata, in cui forse percepisce una strana forza ed una "verità".
Tra i due vi è una perfetta consapevolezza di chi sta vincendo e di chi sta perdendo.
Ad un livello superiore, mantenendo il "combattimento" vi è "unione" perchè entrambi collaborano a rendere questa cosa che si sta svolgendo memorabile."
C. Regoli


Qualcosa che non avevo ancora focalizzato del tutto, ma che mi perseguitava da tempo, era la differenza che notavo guardando l'esecuzione di tecniche e Kata effettuate da Maestri e praticanti esperti, in contrapposizione a quelli eseguiti da praticanti meno esperti.
Questa differenza così netta, non mi sembrava data dalla differenza tecnica.. ma piuttosto dalla diversa intensità con cui veniva espressa la tecnica...

cerco di spiegarmi meglio:

cos'è che rende così differente il kata praticato in questo video da due Budoka d'eccezione:



da, per esempio, questo video?


[NB Non sto giudicando i due ragazzi.. sono gradi kyu e stanno eseguendo al meglio della loro esperienza le tecniche del kata]

Chiaramente una parte della differenza è dovuta all'abisso tecnico che esiste fra i massimi esponenti della scuola (Hontai Yoshin ryu in questo caso) ed i suoi praticanti alle prime armi o quasi...ma ritengo che non sia soltanto questo...
anzi..
non giudico per nulla  il livello tecnico in questo caso....
ma allora?

Come sempre, parlare con gli esperti aiuta a trovare la chiave di lettura..
Quindi  ho contattato il mio spacciatore di Giapponesità di fiducia (si Diego, parlo di te...) ed ho parlato di questa cosa..

la prima cosa su cui abbiamo concordato è che nel primo video si avverte distintamente la loro "presenza", la loro attenzione, la loro totale focalizzazione sull'avversario.

Zanshin 
che Diego descrive come " composto da ZAN (lasciare, far rimanere) e SHIN (mente, cuore, spirito). Letteralmente è la "mente che rimane, lasciata sul posto" ... ovvero quella presenza mentale continua fino a quando il pericolo non viene considerato debellato."

 ecco...

Molto spesso Zanshin viene tradotto semplicemente come (parafrasando) "guarda l'avversario fino alla fine e controlla che non ci siano suoi amici pronti ad attaccarti".. in realtà è molto di più di questo...
è essere sempre presenti e concentrati..continuare ad esercitare "pressione" sull'avversario.. essere cioè coscienti che il pericolo non è passato..E' mantenere letteralmente il nostro spirito, inteso proprio nel senso giapponese di "tutto se stesso", concentrato sul QUI ED ORA..

E' uno stato mentale/spirituale che si rivela non solo nell'essere "concentrati" su qualcosa nel senso occidentale del termine.. anzi, forse è proprio il contrario... Nello Zanshin lo spirito è aperto alla situazione, pronto, consapevole e quindi nella posizione più adatta per poter visualizzare/riconoscere la situazione e quindi Reagire ad essa.
 

In Zanshin  non è più la mente pensante (che è per sua natura lenta proprio perchè filtrata dalla coscienza) a "vedere" ma è tutto lo spirito (Shin), che assorbe le informazioni dall'ambiente e le elabora istantaneamente in una risposta.

Tale risposta è generata da quegli automatismi che sono stati appresi dal corpo durante le ripetizioni continue dei movimenti corretti , cioè proprio dai Kata.

 Con la pratica, lo Zanshin diviene uno stato naturale, che non viene "acceso o spento".. e dovrebbe entrare a far parte del modo di essere di una persona..dentro e fuori dal Dojo.


Ecco, questa cosa è una delle caratteristiche che rendono un Kata "memorabile" (usando le parole del M° Regoli), che ce ne fanno percepire la sincerità.

(Per approfondire ulteriormente sul significato di Zanshin consiglio la lettura del blog del seishin Dojo, del M° Caprino  http://seishin-dojo.weebly.com/1/post/2013/01/zanshin.html)


Non solo...
ma nel corso delle mie scorribande sul web, sono incappato in un altro termine che illumina un'altra sfaccettatura ..

il termine è  
Kimochi (気持)
che sempre il buon Diego, spiega come " Kimochi è composto dal kanji KI (energia vitale) e MOCHI (possedere, avere), quindi letteralmente è "la vitalità che si ha" e che noi traduciamo con "stato d'animo". Riflette ideologie taoiste sul KI nel corpo umano. Un pò come il nostro "essere di buon UMORE". "umore" in italiano è un elemento liquido, che si rifà alle visioni medievali che pensavano che avessimo dei liquidi, "umori", che circolando nel corpo ci ammalavano o ci rendevano felici."

Per estensione, questo termine viene utilizzato anche nelle arti marziali, intendendo proprio lo stato d'animo, l'atteggiamento che si percepisce guardando questi praticanti esperti..
La sensazione che la pratica sia Reale, intensa.. Guardandoli praticare si avverte proprio questa loro energia vitale.. 
questo essere "Qui ed Ora".. questa loro "presenza sul tatami"..

Un praticante di lunga esperienza, parlando proprio di questa sensazione ricevuta guardando gli allievi di un vecchio Maestro,  ha scritto


" [..]Moreover, and this is subjective, when I see their waza, it is as if they are going through memorized movement sequences. I do not get the feeling that they are DOING IT, i.e., as if they were really trying to use the techniques. [..] There is a big difference in their kimochi!"
(R. Ebert)

tradotto per i non anglofoni:
 "in più, ma questo è soggettivo, quando vedo il loro Waza (tecnica), è come se stessero compiendo delle sequenze di movimenti imparati a memoria. Non ho la sensazione che lo STIANO FACENDO, cioè come se stiano cercando veramente di applicare le tecniche.  C'è una grande differenza nel loro Kimochi"


Ecco quindi, in poche parole, quello che sentivo ma non vedevo...
non è la capacità tecnica, non è la correttezza della tecnica in se e per se..

Un kata può essere eccezionale, anche se ci sono delle tecniche sbagliate...
ciò che fa veramente la differenza  sono l'atteggiamento, lo spirito, la presenza, l'intensità..

Ed ecco spiegata anche la ragione per cui, spesso, vediamo dei Kata o delle tecniche eseguiti (anche da maestri che si reputano ad altissimi livelli) in un modo che "sentiamo" esattamente essere sbagliato...Pur non essendo in grado di giudicarne la tecnica  (perchè  non è la nostra scuola o non abbiamo i parametri per giudicarla) comprendiamo che c'è qualcosa di profondamente sbagliato, di fasullo.. 
E' semplicemente il Kimochi che è sbagliato.. lo stato d'animo, l'umore di chi esegue la tecnica.

Perchè se chi esegue la tecnica non ritiene di poter essere "ferito" o "colpito" realmente, non esegue la tecnica con lo scopo preciso di difendere la propria vita, allora anche la sua risposta sarà fasulla e non avrà il giusto spirito..mancherà del giusto "stato d'animo" e quindi verrà percepita, perfino dal neofita o dallo spettatore, come "sbagliata"..
  
 

 Ecco...
Queste sono, a mio avviso, due delle Qualità che rendono un Kata "memorabile", come ama definirlo il M° Regoli.
Naturalmente non penso minimamente di aver esaurito l'argomento, ma di aver solo scalfitto la patina superficiale di un argomento piuttosto interessante..
Aspetto le Vostre valutazioni e i vostri commenti per aggiungere o correggere quanto ho scritto..