venerdì 14 novembre 2014

Dai samurai a Mazinga..

DAI SAMURAI A MAZINGA.. AL JUJUTSU


Domenica scorsa sono andato a Treviso alla prestigiosa Casa dei Carraresi per vedere la mostra "Giappone: dai Samurai a Mazinga" di cui trovate il sito QUI.

Sono partito convinto di andare a vedere una piccola mostra, mentre mi sono ritrovato di fronte ad una mostra enorme, professionale, ben strutturata ed allestita e che, alla fine, raggiunge perfettamente lo scopo per cui è stata creata.

innanzitutto c'è da dire una cosa..
NON E' UNA MOSTRA PER BAMBINI....
non intendo dire che i Bambini non si divertano.. ma semplicemente che non hanno gli strumenti per capire quello che la mostra vuole veicolare... ma questo è esattamente la ragione che mi ha spinto a scrivere questo post.

innanzitutto due parole sulla mostra stessa, come dicevo è organizzata in maniera esemplare e molto curata.. all'ingresso ci accoglie un Mazinga  alto due metri e mezzo che fa la sua porca figura..

Dopo che si è pagato il biglietto (ed eventualmente un audioguida) si entra nella mostra affrontando una zona dedicata all'immaginario del Samurai, antichi Yoroi, una Katana, una selezione di Tsuba ed un meraviglioso Paravento in legno laccato in oro con dipinte scene da un famoso racconto tradizionale..

L'esposizione è museale, con pannelli informativi che raccontano Chi fossero i samurai dal punto di vista storico..

Ma  questa impostazione viene quasi subito abbandonata, dando luogo ad una Mostra che riesce a mescolare con eleganza pezzi molto antichi e pregiati con i coloratissimi Robottoni anni ottanta, con i manga e gli anime che popolano i ricordi di noi quarantenni...


Già qui capiamo perchè non è un esposizione per bambini, il fenomeno dei Robot Giganti è prettamente degli anni ottanta/novanta.. i bambini ed i ragazzi di oggi non li conoscono, o li vivono in maniera tangente... mescolati ai vari BenTen/PeppaPig ed alla pletora di cartoni animati americani che hanno capitalizzato sulla strada aperta dai Giapponesi degli anni ottanta...

"Ai Nostri tempi" (mi vengono i brividi a scriverlo) i Robot erano I CARTONI ANIMATI e non ce n'erano altri...siamo cresciuti con Goldrake, Gundam, Harlock, Mazinga eccetera...erano colorati ed eroici, parlavano al nostro immaginario di bambini appassionati di soldatini e supereroi non ancora ipnotizzati dalle Consolle e dai Videogiochi...

Comunque la mostra prosegue esponendo Xilografie di Hokusai e Hiroshige (fra gli altri), Ukiyoe, maschere del Teatro No, pannelli  Waragi in legno dipinto, Shunga (disegni erotici ), Fotografie dell'ottocento, dipinti quadri.... un Tripudio di Giapponesitudine che un appassionato non può non apprezzare e che, alla fine lascia un impressione ben precisa.

Non avevamo capito nulla.

Intendiamoci, abbiamo sempre amato i cartoni animati, ma non abbiamo mai avuto gli strumenti culturali per comprendere ciò che i Giapponesi vedono chiaramente, cioè quanto profondamente nella cultura e nella storia giapponese affondassero le proprie radici questi cartoni animati.

Vedere fianco a fianco  armature antiche e i Robottoni, le stampe erotiche Shunga e Lamu', i leporelli di Hokusai e i Manga di Capitan Harlock...ci fa percepire esattamente quanto tutto questo sia strettamente e direttamente correlato. 

Come scrive  il mio amico e esperto di Storia e Cultura Giapponese Diego Donadoni :


" I "Robottoni" si comportano  in un modo che ha le sue radici  nell'antica Cultura  nipponica, ad esempio da bambini  ci chiedevamo perché tutti quanti declamassero a gran voce le proprie intenzioni, invece di farlo e basta (Goldrake che urla "alabarda spaziale", il famoso "attacco solare" di Daitarn, ecc. ) 

Ecco, nel periodo Edo sembra che i grandi spadaccini che si affrontavano in duello, proprio a dimostrazione della loro superiorità, comunicassero già all'inizio con che tecnica avrebbero vinto ... e già qui si comprende il perché di un comportamento per noi "assurdo" dei Robottoni. 

E vogliamo parlare delle pose "plastiche" di alcuni di loro (ti ricordi il lungo monologo del Daitarn 3 prima di iniziare a combattere e le pose che assumeva mentre lo faceva)? Semplice.
 Derivano dal teatro kabuki dove, nel movimento anche frenetico di alcune scene vivaci, il protagonista si "congela" in una posa esagerata nel culmine di un'azione o di una frase per far aumentare il pathos del pubblico...
MEGALOMAN
Maschere del Kabuki






ed io aggiungo, giusto per chiosare su quanto scritto da Diego, come non ricordare MEGALOMAN (メガロマン Megaroman) del 1979 e non metterlo in relazione con  le maschere del Teatro Kabuki?


Questi esempi sono esattamente ciò di cui parlo,  retaggi culturali che noi non riusciamo pienamente a comprendere a causa del diverso background...


 
Inoltre,percepiamo quanto questa cultura popolare anni ottanta, fosse in realtà diretta agli adulti e non ai bambini (come dicevo prima), proprio perchè nella cultura Giapponese anche l'erotismo ha una valenza completamente diversa, non ha l'aura di "peccato" e "colpa" che l'avvolge in Occidente.

Magica Lamu'

Insomma, guardavamo il prodotto finale completamente avulso dal suo contesto culturale, storico, sociale, guardavamo la chioma dell'albero senza vederne il tronco e le radici...

 


Naturalmente questa sensazione che mi è rimasta uscendo dalla mostra, mi ha fatto pensare alla mia pratica marziale...quando praticavo JuJitsu in una grande federazione, era tutto un gran parlare di Tecniche, usando la fantomatica frase "l'antica arte dei Samurai Giapponesi" per proporre un prodotto tecnico/sportivo, ma senza in realtà comprendere veramente quello che facevamo..

D "ma perchè afferriamo sempre il polso?"
R "perchè è la prima tecnica e serve ad apprendere altri principi"

D "ma perchè mi devo mettere in questa posizione?"
R "Perchè così la tecnica è più bella"

D "Ma perchè.."
R "Smettila, se Vai in giappone mica puoi fare tutte queste domande, pratica e basta!"

E alla Via così...
E parliamo di anche di maestri molto bravi..

Poi, per mia fortuna,  ho iniziato a studiare una scuola con vere tradizioni e radici antiche,  una scuola che ha una solida base ed un referente in Giappone, una vera Koryu (nel senso letterale del termine, cioè "Antica Trasmissione" più che in quello terminologico) e tutto si è fatto più chiaro.

Tutto, ogni tecnica, ogni movimento, ogni "rituale"  ha un suo senso ed una sua spiegazione, che magari non è Tecnica, ma Storica o culturale.

Esatto
Culturale
e qui vi volevo.

Dopo molto studio mi sono reso conto di quanto poco comprendiamo delle Arti Marziali se non cerchiamo di entrare almeno un pò nella storia, nella cultura, nella mentalità che le hanno generate.

Le Arti Marziali non sono nate avulse dal loro contesto, ma ne sono espressione esatta.. sono nate e si sono sviluppate in quel modo così particolare perchè il contesto storico/culturale le ha fatte evolvere in quel modo.

Se cerchiamo di comprendere questo, arriviamo a comprendere anche tutta una serie di particolari che prima percepivamo appena, o ignoravamo completamente...

Per esempio, notiamo quanto "terreno comune" ci sia sotto TUTTE le Arti giapponesi...
Nominatene una, ci saranno sempre affinità con il Jujutsu o il Kenjutsu...


Sumie, Haiga, Haiku, Ikebana, Chanoyu, Origami, Shiatsu, Jujutsu, Kenjutsu, Shurikenjutsu, Hojojutsu, kyujutsu (e un sacco di altre parole giapponesi a caso)...

Tutte, tutte hanno dei principi che le legano l'uno all'altra.. magari anche solo l'atteggiamento mentale da raggiungere per praticarle correttamente.. 

Nell'Ikebana (l'arte di disporre i fiori)  esiste, come nel Jujutsu, il concetto di Kuzushi (rottura dell'equilibrio), per esempio..

Nel Sumi-e (la pittura su carta di riso) e nell'Haiku (la poesia breve) sono prepotenti i concetti di Vuoto/Pieno che si possono riscontrare nel Jujutsu o nel Kenjutsu.

Allo stesso modo, molte tecniche di Jujutsu hanno nomi che permettono di vedere le tecniche in modi diversi, quindi conoscere il Kanji relativo al termine, capirne il significato o la derivazione, aiutano non poco a conoscere la tecnica stessa.


Questo non significa  che uno debba studiare chissa' che cosa, semplicemente inviterei i praticanti di arti Marziali a cercare di comprendere un pò di più che cosa stanno studiando, da dove è venuto e in quale fertilissimo Humus si è evoluto.

Questo potrà solo arricchire il Marzialista, l'Uomo e, sopratutto, renderà la sua pratica più profonda e consapevole.












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